Forum Bresciano sul Mal di Shiena

 
Contributo dello psichiatra
 

Mal di schiena e fibromialgia: aspetti psico(pato)logici

Quando parliamo di dolore pensiamo spesso di usare una lingua comune, ma il dolore è individuale, non trasferibile. La pena che ne risulta è intima e non condivisibile, perciò ogni descrizione rimane vaga e ogni tentativo di comunicazione incompleto. La funzione del dolore cronico non è di difesa o di monito come nella forma acuta, ma il sintomo stesso diventa “malattia”. Proprio per la sua scarsa definizione, è meno facile controllarlo e lo scopo diventa solo quello di lenirlo. Il dolore sfuma nel concetto stesso di sofferenza. Il dolore cronico, come quello rappresentato nel maldischiena, è una funzione della persona nella sua totalità con i suoi pensieri attuali, le sue paure e le sue aspettative per il futuro. Spesso questa forma di mal di schiena è anche chiamata “fibromialgia” ed è associata a molti altri sintomi, specificamente disturbi del sonno, cefalea, disturbi vegetativi, irritabilità, ansia e depressione: assume frequentemente la forma di stanchezza cronica con risvolti che possono incidere profondamente nela vita lavorativa, affettiva e sociale. Un'altra forma che ha caratteristiche simili, ma circoscrita alla porzione lombo-sacrale della schiena (il cosiddetto low-back pain) risulta spesso correlato ad un disturbo depressivo con espressione prevalentemente somatica. In generale, comunque, la depressione maggiore (la forma più tipica) si riscontra con una frequenza 4 volte superiore alla media della popolazione in coloro che soffrono di mal di schiena. Una eccezione al dolore/dolenzia diffusa descritta sopra è quella di dolori localizzati di tipo cronico, con o senza correlati meccanici in grado di spiegarli. Si parla anche di “disturbo algico”, nella grande famiglia dei distubi somatoformi, ovverosia, quella gamma di sindromi di tipo psicologico ad espressione fisica (somatica). In questo caso il dolore diventa una preoccupazione costante, è molto meglio definito che nella fibromialgia, ed affligge chi ne soffre fino a livelli insopportabili, ma paradossalmente diventa anche parte della vita della persona che ne soffre e che non può disfarsene.
Alcune conseguenze del dolore cronico nel mal di schiena sono  la demoralizzazione, ovvero la perdita di speranza di guarire (hopelessness) e la perdita di speranza di poter essere aiutati (helplessness). Inutile sottolineare il peso anche socio-lavorativo del mal di schiena, soprattuto se complicato dai sintomi più tipicamente psicologici.
L'obiettivo terapeutico in tutte le versioni di dolore cronico é quello di interrompere la “viziosità” psicologica e comportamentale che lo cronicizza. Si tratta di conoscere ed eliminare, se possibile, i fattori di mantenimento del dolore cronico. Conoscere è importantissimo, data l'elevata complessità di questi quadri clinici. In modo più specifico è importante capire, da un lato, quali sono gli agenti che provocano stress in quella specifica persona in quel periodo della sua vita, e, dall'altro, il modo specifico che il paziente utilizza per combattere lo stress. Tanti sono i fattori in gioco e, insieme al paziente, è necessario identificarli e capirne i nessi, ovverosia, il modo con cui un fattore si correla ad un altro, “cristallizzando” la sindrome dolorosa.

 

 

Interrompere la viziosità psicologica e comportamentale del dole cronico