Malattie Reumatiche Infiammatorie Croniche e Autoimmuni

MA.R.I.C.A

 

Il malato di Fibromialgia

Dr. R. Gorla 2007

 

 

Quello che ho imparato in questi anni

I casi di fibromialgia in cui ho avuto maggiore successo, spesso con una completa guarigione, sono quelli in cui ho posto la diagnosi. Vale a dire in quei pazienti ignari dell'esistenza della fibromialgia, cui ho spiegato, con semplici parole, il male che li stava affliggendo.
Spesso si trattava di malate che avevano già eseguito molteplici esami di laboratorio, radiografie e visite specialistiche. In tutti i casi la fibromialgia non era mai stata ipotizzata. Erano malate poco credute dai medici e in famiglia, spesso etichettate come ansiose o psicosomatiche. Avevano impiegato senza alcun successo farmaci anti dolorifici.
Durante la prima visita ho lasciato che venisse liberamente raccontato tutto il loro dolore articolare e muscolare. Ho quindi "indovinato", facendolo notare, che il sonno era poco ristoratore, con grande stanchezza al mattino. Ho avuto conferma del frequente mal di testa e dei disturbi intestinali. Ho escluso, mediante la visita e la visione degli esami eseguiti, la diagnosi di artrite, connettivite, ecc.
Alla visita ho fatto notare quei peculiari punti dolorosi che, come una mappa, andavo stimolando.
Quindi, al termine della visita e conquistata la fiducia del paziente, potevo iniziare la mia piccola lezione sui meccanismi fisiologici del dolore per giungere infine a diagnosticare la fibromialgia.
Con molta pazienza parlo di come il cervello possa ricevere stimoli dolorosi amplificati se la soglia di percezione degli stimoli è ridotta. Non è difficile far comprendere come il disturbo del riposo notturno possa alterare l'equilibrio microormonale che regola la soglia e determinare lo scaricamento delle batterie. E allora si esplica la stanchezza e il dolore che dai muscoli raggiunge amplificato al cervello.
A questo punto rassicuro il malato del fatto che questa condizione non gli accorcerà la vita e che è possibile raggiungere significativo miglioramento dei sintomi con conseguente miglioramento della qualità di vita. Ma per perseguire questo obiettivo occorre una partecipazione tenace e costante da parte del malato, paragonabile a quelle che necessitano al forte fumatore per smettere di fumare o per un grande obeso per dimagrire. Nella fibromialgia non esistono farmaci capaci di guarirla; esiste un programma da seguire che prevede un lavoro faticoso del malato e il medico a disposizione per guidarlo.
Spesso, quanto fino ad ora raccontato al malato, dapprima incredulo e poi motivato, ha già indotto una profonda riduzione dell'ansia e del timore della diagnosi.

Ma ora viene la parte pratica, quella più difficile.
Una blanda terapia anti-depressiva (ripristino della serotonina) va iniziata, unitamente a un farmaco per migliorare il sonno e il riposo (di solito consiglio Melatonina). Il malato deve essere avvisato di un incremento del malessere e di effetti indesiderati, specie durante i primi 7 - 10 giorni. -E' la fibromialgia che non vuole farsi scacciare- asserisco in genere -tenga duro e gli effetti indesiderati se ne andranno-. Tuttavia avviso anche che l'eventuale miglioramento sarà transitorio se non verrà iniziata la seconda e più difficile parte del programma. Quasi sempre consiglio iniziare, ad avvenuto miglioramento dei sintomi, ginnastica aerobica in acqua (il lavoro in acqua non è traumatico in genere). Raccomando di seguire un allenamento progressivo, iniziando da poco, ma con costante incremento del tempo di esercizio nel tempo. Gli stimoli dolorosi, secondari al lavoro muscolare, giungono al cervello in modo interpretabile dallo stesso che ha comandato il movimento dei muscoli. Questo dolore consapevole raccolto dal cervello è in grado di inibire la percezione del dolore "amplificarto" dalla fibromialgia.
Al fine di monitorare eventuali modificazioni dei sintomi, della capacità funzionale e della qualità di vita, faccio compilare due semplici questionari ad ogni visita. Ogni mese, per almeno 4 - 5 volte, rivedo il malato e continuo a motivarlo. Spesso mi congratulo per la costanza perseguita al raggiungimento dei risultati, altre volte sono costretto a ripercorrere il percorso da un punto precedente, modificando farmaci, consigli di movimento, ecc.

Ho imparato che la vera cura della fibromialgia è dentro ogni malato e che è necessario aiutarlo a trovare quella energia interiore che possa scacciare la malattia.
Nei casi resistenti stiamo sperimentando, con successo sui casi preliminari, il reiki quale percorso integrativo all'atteggiamento convenzionale descritto fino ad ora.

I casi di fibromialgia in cui ho avuto meno successo sono quelli inveterati, con diagnosi già posta e dove sono state tentate tutte le possibili terapie, con insuccesso. Nonostante il programma sopra descritto venga da me ostinatamente perseguito, devo confessare molteplici insuccessi. Sto con attenzione tentando di comprendere quali siano le differenze tra queste due tipologie di malati, ma al momento, non ho individuato interpretazioni scientificamente accettabili. Stiamo lavorando per verificare se in questi casi Reiki possa essere utile.

 

 

Lezione sulla fibromialgia del Dr. PC Sarzi Puttini - Reumatologia Ospedale Sacco di Milano

La mia esperienza
Come posso far capire al malato cosa è e come poter gestire la fibromialgia

Migliorare senza farmaci?
Reiki e fibromialgia