Artrite Reumatoide

Importanza della diagnosi precoce

Fermare l’Artrite Reumatoide: una sfida possibile

Dr. Roberto Gorla '08


Costruire e diffondere un percorso che faciliti la diagnosi precoce dell’artrite reumatoide per non perdere l’opportunità di modificare, attraverso un intervento terapeutico tempestivo ed aggressivo, l’evoluzione invalidante di questa malattia. Dalla stretta collaborazione tra il medico di medicina generale (MMG) e lo specialista reumatologo, nel rispetto dei reciproci ruoli, dipende la realizzazione di questa opportunità per il malato e per la società che non dovrà sostenere i costi dell’invalidità indotta da questa malattia.

In poco più di 10 anni è profondamente mutato l’atteggiamento terapeutico dell’Artrite Reumatoide (AR) che colpisce in Italia oltre 400.000 persone. L’acquisita coscienza della gravità di questa patologia ha modificato il precedente approccio attendistico che prevedeva di iniziare la terapia con farmaci antireumatici solo in fasi estremamente avanzate di malattia, quando la persistente infiammazione articolare aveva ormai indotto un danno irreversibile alle articolazioni.
Attualmente sappiamo che una terapia precoce ed aggressiva può determinare un significativo ritardo del danno anatomico articolare e della disabilità da questo conseguente. Un maggiore numero di farmaci anti-reumatici è oggi disponibile, anche per un impiego d’associazione nei casi più resistenti e l’immissione in commercio dei farmaci biologici anti-citochine ha segnato una nuova era nel dominio della infiammazione sistemica dell’AR e di altre poliartriti croniche (Artrite Psoriasica e Spondilite Anchilosante).
E’ necessario tuttavia agire velocemente. La terapia anti-reumatica, perché possa prevenire il danno articolare, dovrebbe essere iniziata entro 6 mesi dall’esordio dei sintomi di artrite (tumefazione dolorosa di tre o più articolazioni con prolungata rigidità al risveglio mattutino).
Perché possa essere perseguita una diagnosi così precoce è necessaria la valorizzazione dei sintomi d’esordio da parte del malato, del medico di medicina generale, del reumatologo e di tutti gli altri specialisti che per primi valutano il malato (fisiatri, ortopedici, internisti), uniti in un patto di buona condotta per la vittoria finale sull’artrite.
Ogni figura assistenziale ha un ruolo importante nelle diverse fasi dell’artrite. Al reumatologo che ha esperienza ed è dedicato a queste problematiche compete la conferma della diagnosi, l’induzione e il consolidamento della remissione (termine che definisce la guarigione dai sintomi di una malattia che deve continuare ad essere curata perché non se ne conosce la causa) mediante la scelta della più opportuna terapia anti-reumatica. Al medico di medicina generale (MMG) compete il compito di sospettare la diagnosi, inviare allo specialista e successivamente gestire la terapia famacologica a lungo termine, avvalendosi di tutti gli specialisti in caso di recidiva o complicazioni. Ai fisiatri è richiesto di isegnare al malato a proteggere le proprie articolazioni e di intraprendere programmi riabilitativi. Ai chirurghi ortopedici di correggere i danni instaurati della malattia.
La diagnosi precoce non è tuttavia facile e il decorso dell’AR è variabile e difficilmente prevedibile per ogni soggetto. Tipicamente il decorso distruttivo articolare è lento, ma progressivo. In alcuni soggetti l’artrite può scomparire spontaneamente nel volgere di qualche settimana dall’inizio dei sintomi, specie nei casi sostenuti da infezioni. Quindi è necessario individuare, all’esordio dell’artrite, i soggetti destinati ad una persistenza dell’infiammazione e con maggiore probabilità di avere una forma aggressiva con precoce evoluzione del danno erosivo articolare. Sono questi i malati in cui un intervento terapeutico precoce e vigoroso può determinare l’arresto della progressione dell’artrite. Questi malati hanno bisogno di essere sottoposti, nel primo anno di malattia, a molti controlli specialistici, esami e radiografie. Tuttavia se la remissione viene raggiunta e consolidata avranno negli anni successivi meno bisogno di eseguire visite, esami, ricoveri, interventi chirurgici, farmaci. Nel lungo termine si configurerebbe un risparmio notevole di spesa in farmaci e prestazioni sanitarie e una ridotta medicalizzazione del malato.

 

Gli esami indispensabili all'esordio:

  • VES
  • PCR
  • Emocromo completo
  • Urine completo
  • GOT e GPT
  • Acido Urico
  • Creatinina
  • anti-Citrullina (CCP)
  • Fattore Reumatoide
  • ANA con titolo
  • Radiografie mani e piedi
 

Sintomi di esordio:

  • Dolore mani e piedi
  • Rigidità prolungata al risveglio mattutino
  • Tumefazione (gonfiore) di più articolazioni